Nella
tradizione veneta come in ogni società, il
“desinare” è un momento fondamentale del vivere
quotidiano.
Trovarsi a tavola non è solo una attività
primaria, necessaria per vivere, ma ha un
enorme valore per socializzare, per conoscersi,
per scambiarsi emozioni, sentimenti, pareri,
conoscenze ecc.
Quando vogliamo approfondire una relazione
d’affetti, di amicizia, un rapporto di lavoro,
quando vogliamo stare in allegria, ci si invita
a pranzo o a cena. Il rito del mangiare assieme
è il tessuto di momenti, di passaggi, di sguardi
di silenzi…… In questo gioco di comunicazione
il “piatto” nelle sue variegate forme e versioni
è uno dei protagonisti principali.
Immaginiamo quale è la differenza, l’emozione
nei nostri amici, nei nostri invitati, se
imbandiamo la tavola con piatti di “produzione
industriale” uguali a tantissimi altri, oppure
con un piatto di produzione artigianale, originale,
ricco di contenuti, raffinato, dove è evidente
il lavoro manuale dell’artigiano. Nell’artigianato
veneto il piatto, da sempre prodotto, è memoria
di una tradizione, di una tradizione interpretata
alla luce di quel mondo che ogni artigiano
racchiude in sé. Se avessimo la fortuna di
poter visitare le botteghe artigiane e dei
ceramisti veneti potremmo cogliere nei loro
piatti, se li osserviamo attentamente, un
mondo di messaggi, un modo di essere, di pensare,
uno stile di vita: è questa l’originalità.
Con i piatti dei ceramisti veneti noi possiamo
comunicare ai nostri ospiti, ai nostri invitati
ciò in cui crediamo. Possiamo “dire” che noi
siamo persone uniche, interessanti, originali,
di gusto, siamo persone con sentimenti ed
emozioni da comunicare, da donare, da ricevere.
di Giuseppe Bucco
- Foto di Giuliano Francesconi