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La bomboniera - data inserimento 20/01/2005

Negli usi della nostra attuale società bomboniera e confetto servono a segnare, con la loro presenza, le tappe salienti della nostra vita, assieme nelle occasioni più formali e come segno distintivo per le persone più vicine, o il confetto a sé stante o in piccoli, semplici sacchetti per gli altri. Appare allora interessante andare alla ricerca delle origini di tale usanza. Il primo confetto fu confezionato attorno al X° secolo dall’arabo Al Razi che ebbe l’idea di rivestire un prodotto farmaceutico con un guscio dolce per renderlo più accettabile. Sarà poi solo attorno al 1200 che saranno le mandorle ad essere avvolte in uno strato di miele indurito con farina dando origine e assumendo il nome di confetti. Tracce di essi si trovano anche in citazioni della letteratura francese ove si parla di confetti profumati alla rosa, al muschio e alla violetta. E’ arduo però collocarne la nascita nella loro forma attuale, che comunque non può avvenire prima del tardo ‘400 in quanto lo zucchero, l’ingrediente indispensabile per rivestire la mandorla, fino ad allora ancora non si conosceva. Non è facile invece individuare un “inizio” della bomboniera quale contenitore creato appositamente per offrire i dolci augurali, ma già nel 1400 tra la nobiltà francese era diffusa l’usanza di recare in dono agli sposi un cofanetto colmo di dolci. In Inghilterra nel ‘500 si usava donare le sweetmeat box, realizzate in materiali preziosi, quali oggetti propiziatori al matrimonio o come portafortuna. Per il capodanno del 1574, ad esempio, la Regina Elisabetta I^ ricevette in dono dalla sua corte un notevole numero di bomboniere come augurio per il nuovo anno. Anche in Italia, nei ricevimenti rinascimentali, erano sempre presenti coppe colme di confetti e, a partire dalla Sicilia, un poco alla volta si instaurò l’usanza, tra la nobiltà, di offrire agli invitati al matrimonio contenitori di confetti realizzati in oro quali “souvenir di nozze”. E’ solo dalla fine del ‘600 che la bomboniera diviene parte integrante del costume italiano quale omaggio agli ospiti in occasione di matrimoni, battesimi e tra il clero, come ricorda anche Manzoni, al momento della ordinazione dei sacerdoti e delle suore. E’ proprio in questo periodo che essa assume l’attuale nome dal francese bombonniére che indica appunto il contenitore dei bonbon, i confetti. La bomboniera, quindi, è uno di quegli oggetti che ci permettono di valutare l’evoluzione della storia dell’arte e del costume europei. Bellissimi esemplari in porcellana di realizzazione settecentesca sono oggi conservati al Museo di Faenza, in quello di Doccia prodotti dalla Ginori e in quello di Nove dall’antica fabbrica Antonibon. E come non ricordare poi le realizzazioni di Fabergè per la famiglia dello Zar di Russia: bomboniere a forma d’uovo in oro, smalti e gemme che sono divenute una pietra miliare dell’arte orafa e fonte di ispirazione per innumerevoli altre e successive realizzazioni. Oggi confetti e bomboniere siglano ogni cerimonia che meriti di essere ricordata nel tempo, dal battesimo alla comunione, dalla laurea al matrimonio sino ai vari anniversari dello stesso. I materiali usati sono i più disparati, gli stili odierni seguono la cultura contemporanea nella quale vince la libertà inventiva, ma il calore trasmesso dalla materia ceramica, unita ad una inventiva legata ad una solida tradizione, potranno dare quel tocco personale in più che distingue chi offre la bomboniera alle persone care quale ricordo di un momento importante della propria vita.

Luciano Cazzola.

 

 
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